TORRE JOLANDA (2350 m)

TORRE JOLANDA (2350 m)

Parete sud – Via Super-Soro ****

PRIMI SALITORI:
Soro Dorotei, 1984,

SVILUPPO:
300 m (con lo zoccolo)

 

• DIFFICOLTÀ: D+ R2; 5°
• TEMPO PREVISTO: 3 ore
• MATERIALE:
normale dotazione alpinistica

PERIODO IDEALE:
maggio-ottobre

Itinerario molto bello e lineare che si svolge a destra della via “Topo” su una parete grigia di roccia molto articolata e compatta. In questi ultimi anni è stata ripetuta molte volte e ciò ha contribuito ad attrezzare la via in modo quasi completo. L’ascensione per la bella arrampicata e l’ottima esposizione che presenta risulta molto consigliabile. Attenzione solamente a non confondere l’itinerario con le salite più moderne che, soprattutto nella seconda metà, risultano molto vicine.

ACCESSO
Dal Passo Duràn si segue il sentiero che porta al Rif. Carestiato fino ad immettersi nella strada carrozzabile. Pochi metri più avanti si apre, verso nord, una valletta con traccia di sentiero (spesso il primo tratto è abbastanza paludoso). Questo porta verso la Croda Spiza e la oltrepassa raggiungendo un ripido canalino ghiaioso (pass. 2°) che conduce alla base delle rocce (1,10 h).

ATTACCO
Si supera lo zoccolo in comune alla via “Topo”, si attraversa la cengia a destra fino ad un piccolo diedro grigio.

DISCESA
Dalla sommità della torre si supera un caminetto inclinato raggiungendo il grande ghiaione posto dietro la cima. Si scende per questo (traccia) finché è possibile traversare e risalire verso sud raggiungendo una forcella fra la Torre Jolanda e un avancorpo secondario. Di qui abbassandosi per l’evidente canale sotto la parete (pass. 2°-), si guadagna la base delle rocce (1 h).

PALA DEL BELIA (2295 m)

PALA DEL BELIA (2295 m)

Parete sud – Spigolo Sorarù ***

PRIMI SALITORI:
Enzo Sorarù,
Michel Amoudruz,
Silvano Peloso, 1957

PRIMA RIPETIZIONE:
Umberto Benvegnù,
Gianni Costantini, 1965

PRIMA SOLITARIA:
Luigi Decima, 1977

SVILUPPO: 440 m
DIFFICOLTÀ: D+ R2; 4° 5° 1 pass. 5°+
TEMPO PREVISTO: 4 ore
MATERIALE: normale dotazione alpinistica

PERIODO IDEALE:
aprile-novembre

Bellissimo itinerario, ormai classico, che percorre l’evidente spigolo sud della Pala del Belìa con arrampicata elegante su ottima roccia. L’ascensione presenta passaggi molto interessanti, ma è purtroppo caratterizzata da diverse cenge erbose che rendono un po’ discontinua l’arrampicata e possono diventare scivolose nel caso siano bagnate. Prestare quindi attenzione. La salita, essendo percorsa frequentemente, è ben attrezzata. Per i tratti più facili, comunque, è consigliabile avere qualche chiodo. Per la varietà di passaggi e la bella esposizione della parete al sole la via è molto consigliata, frequentabile anche nelle stagioni più sfavorevoli.

ACCESSO
Dal Rif. Carestiato seguendo il sentiero pianeggiante che porta all’attacco della Ferrata Costantini ci si porta alla base delle rocce, con percorso evidente, risalendo un facile pendio erboso si giunge rapidamente all’attacco delle salite (0,20 h).

ATTACCO
Esattamente qualche metro a sinistra dello spigolo sud.

DISCESA
Per scendere dalla vetta ci sono due alternative. La prima è quella di raggiungere, traversando su larga cengia verso occidente, la Ferrata Costantini e scendere per questa. La seconda è quella di abbassarsi verso est per prati e rocce lastronate, portandosi nel canalone fra la Pala del Belìa e la Pala del Bò. Attraversandolo verso sinistra si raggiunge la cima della Pala del Bò (attenzione in caso di ghiaccio) e, scendendo i ripidi ghiaioni con percorso evidente, si ritorna al Rif. Carestiato (1 h).

PALA DELLE MASENADE (2413 m) – via Soldà

PALA DELLE MASENADE (2413 m) – via Soldà

Parete sud – Via Soldà ****

PRIMI SALITORI: 
Gino Soldà, Hans Kraus, 1959

PRIMA RIPETIZIONE: 
Gianni Gianeselli,
Giorgio Garna, 1966

SECONDA RIPETIZIONE: 
Gianni Costantini,
Roberto Lagunaz, 1966

PRIMA INVERNALE: 
E. Ferrazzuto, R. Liberato,
G. Verrati, 1969

PRIMA SOLITARIA: 
Renato Bien, 1977

PRIMA SOLITARIA INVERNALE:
Pier Angelo Verri

SVILUPPO: 350 m circa
DIFFICOLTÀ: TD+ R2; 6°

 

TEMPO PREVISTO: 5 ore
MATERIALE:
normale dotazione alpinistica

PERIODO IDEALE:
maggio-ottobre

Classico itinerario, molto bello e frequentato, che sale la severa parete verticale a placche caratterizzata da due colate scure che la segnano interamente. In termini di audacia, logicità e bellezza di arrampicata è sicuramente una delle più grandi salite lasciate da Gino Soldà. Ancor oggi infatti, la parete sud della Pala delle Masenade, verticale e visivamente senza punti di cedimento, incute all’alpinista che l’affronta una sensazione di ansia e di profondo rispetto. La salita è attualmente attrezzata, il consiglio è comunque quello di avere con sé qualche chiodo per ogni evenienza. Prestare attenzione nell’ultimo tratto (sopra la cengia alta), dove è facile confondere l’itinerario originale con l’uscita delle vie “Sergio Arban” e “Marsanga” nettamente più impegnative.

ACCESSO
Dal Rif. Carestiato seguendo l’Alta Via n. 1 in direzione Rif. Vazzolèr, si raggiunge in pochi minuti il lungo ghiaione che scende sotto la parete. Seguendo faticosamente quest’ultimo, con traccia evidente si giunge facilmente alla base della Pala delle Masenade. Una grande frana che si è staccata da un avancorpo nell’autunno 2010 è rovinosamente scesa per il ghiaione, informarsi al Rifugio Carestiato sulla fattibilità di questo accesso. In alternativa salire per la Ferrata Costantini traversando poi con qualche difficoltà alla base della Pala delle Masenade (0.40 h).

ATTACCO
Al centro del grande anfiteatro roccioso delle Masenade che forma un diedro grigio inclinato verso destra.

DISCESA
Raggiunta la larga cengia detritica superiore si traversa verso destra raggiungendo la Ferrata Costantini, che rapidamente riporta al Rif. Carestiato (1 h). In alternativa, con percorso più lungo, si può traversare sulla cengia verso sinistra e scendere per comode banche sulle rocce degli Scalet delle Masenade con traccia evidenziata da bolli rossi (2 h fino al Rif. Carestiato).

CIMA MOIAZZA SUD (2878 m)

CIMA MOIAZZA SUD (2878 m)

Ferrata Costantini

Dislivello tot. salita: 1470 m
Dislivello ferrata: 1000 m
Difficoltà: III 5
Esposizione: variabile

Tempi:
– salita 7 h
– discesa 3,30 h
– complessivo 10,30 h

Punti d’appoggio: Rif. San Sebastiano, Rif. Tomè,
Rif. Carestiato, Biv. Ghedini

SCALET DELLE MASENADE (2300 m)

SCALET DELLE MASENADE (2300 m)

Parete sud – Via Decima ****

PRIMI SALITORI:
Luigi Decima,
Fausto Todesco,
Sonia Della Santa,
Pier Costante Brustolon, 1976

PRIMA RIPETIZIONE:
Walter Levis,
Augusto Bedont, 1977

SECONDA RIPETIZIONE: 
Luigi Decima,
Sergio Mattei, 1977

• SVILUPPO: 380 m
• DIFFICOLTÀ:TD- R2; 4° 5° 1 pass. 5°+
• TEMPO PREVISTO: 5 ore
• MATERIALE:
normale dotazione, portare friend e cordini per le numerose clessidre

PERIODO IDEALE:
maggio-ottobre

Questo bellissimo itinerario classico ormai molto frequentato è sicuramente una fra le più belle salite dolomitiche, in special modo per le difficoltà mai troppo elevate e sempre molto omogenee. La salita supera un marcato sistema di colatoi e diedri con roccia caratteristica a volte lisciata dall’acqua, a tratti appigliatissima, rugosa e ricca di clessidre. L’acqua che per millenni è scesa dagli Scalet delle Masnade, a volte con violenza altre volte dolcemente, ha scavato e modellato la roccia creando un percorso alpinistico bellissimo, davvero unico nel suo genere. Evitare la salita dopo forti piogge e nel periodo primaverile e prestare attenzione in caso di acquazzoni violenti, in quanto sulla via si riversa una vera e propria cascata d’acqua. Prevedere anche che, data la grande frequentazione dell’itinerario, in certe giornate di “punta” l’affollamento può provocare qualche problema.

ACCESSO
Dal Rif. Carestiato o da Malga Framònt, seguire il sentiero dell’Alta Via n. 1 fino a portarsi sotto la parete degli Scalet delle Masenade in prossimità di uno spiazzo erboso pianeggiante. Seguendo l’evidente traccia, che risale verso destra un piccolo ghiaione si raggiungono gli attacchi delle salite interessate (0,30 h).

ATTACCO
Qualche decina di metri a destra della linea del colatoio dove la parete scende formando una placca inclinata.

DISCESA
La discesa dalla parete degli Scalet non presenta particolari difficoltà. Si raggiunge una larga cengia erbosa posta sulla sommità della parete rocciosa e la si percorre (bolli rossi) verso ovest poi, in prossimità della parete orientale del Primo Torrione dei Cantòi, il sentiero si abbassa (un pass. 2°) raggiungendo la base della parete (0,40 h).